Pillory, Pyne, 1805

Pannella e il Partito dei Troll

15 gennaio 2012

L’ondata di messaggi volgari e violenti che giovedì hanno inondato il profilo facebook di Marco Pannella, o il sito dei Radicali Italiani, è tutto tranne che uno tsunami inaspettato. Certo, è il risultato di una combinazione micidiale: nelle stesse ore in cui i cinque seguaci pannelliani votavano contro la carcerazione dell’onorevole Cosentino (decisione assolutamente prevedibile e coerente con la loro storia), la Corte costituzionale bocciava il referendum contro la legge elettorale. Come dire: non solo abbiamo un parlamento corrotto e inetto, incapace di distinguere tra infiltrazioni camorristiche e fumus persecutionis: ma siamo condannati a tenercelo com’è, sapendo che anche il prossimo che eleggeremo entro il 2013 sarà altrettanto imbottito di incapaci che non devono rendere conto a nessuno, inseriti in lista dai leader di partito per motivi e dinamiche che a noi poveri elettori spesso sfuggono.

Di queste dinamiche i Radicali sono un esempio classico. Se tanti elettori di sinistra mostrano di avercela con loro, in modi che spesso su internet oltrepassano i limiti dell’educazione e della decenza, è anche perché nel 2008 li hanno votati, e tuttora si domandano il perché. Non fu certo una scelta condivisa e partecipata, bensì l’esito di una trattativa tra due segreterie, quella dei radicali e quella del loft, al termine della quale i radicali accettarono di sostenere il PD in cambio di nove posti sicuri in lista (più un po’ di rimborsi elettorali). Veltroni, il segretario di allora, che giovedì su twitter si stracciava le vesti “per il voto su Cosentino“, accettò: già ai tempi alcuni blogger incazzosi si domandavano che senso avesse imbarcare un partito che rifiutava di sciogliersi nel PD e rivendicava una storia diversa, i cui esponenti avevano già dato diverse prove di inaffidabilità. Ma nel loft avevano deciso che i radicali valevano tot seggi in Parlamento, ed ebbero tot seggi in Parlamento. Quello che non ebbero mai fu la simpatia degli elettori PD a cui furono imposti. Questa simpatia non è che abbiano fatto molto per conquistarla, anche in seguito. D’altro canto che bisogno c’è di piacere ai propri elettori, se i seggi sicuri te li garantisce già un accordo privato col Veltroni di turno?

Con questo non intendo giustificare le minacce di morte e le perle scatologiche che internet ha prontamente recapitato agli indirizzi dei radicali. Mi sembrano tristemente prevedibili, un effetto collaterale del Porcellum. Quel che invece è interessante è l’atteggiamento assunto da Pannella e compagnia in questi e in altri casi. Perché un sito si può sempre ripulire: i commenti esagitati e violenti si possono sempre moderare e cancellare, o bloccare nel momento in cui infuriano più numerosi. Non è un lavoraccio, e ai radicali il tempo e i fondi non dovrebbero mancare. Quel che invece hanno fatto è prendere gli insulti più violenti, farli leggere a un paio di oratori inespressivi con notevole effetto straniante, confezionarci un video e caricarlo su youtube. Ecco, questo sì che è un lavoraccio: però evidentemente dal loro punto di vista ne valeva la pena. Che a nessuno sfuggisse la “valanga di insulti” rovesciata sui poveri radicali.

Tornano in mente alcune uscite dell’anziano patriarca. Quando poco più di un anno fa si mise a flirtare apertamente col Berlusconi azzoppato dal Bunga Bunga e dalla fuoriuscita di Futuro e Libertà: il Pannella che avvisò Luca Telese di essere pronto a fare l‘“escort” di Berlusconi, anche se almeno in quel caso Berlusconi evidentemente declinò. Lo stesso Pannella che in autunno si presentò a un corteo antiberlusconiano, salvo che i suoi deputati avevano appena ostacolato in Parlamento un tentativo del PD di sfiduciare il governo. Ci voleva insomma una bella faccia tosta a venire lì, e bisogna riconoscere a Pannella che non gli è mai mancata. Sappiamo tutti come andò: gli sputarono in faccia. Lo sappiamo anche perché Pannella fece tutto il possibile per farsi sputare in faccia, e non mancò di farsi inquadrare mentre veniva bersagliato, e di esibire poi il filmato. Chi in quell’occasione si indignò per come veniva trattato un anziano signore, non colse del tutto il punto: l’anziano signore è e rimane un grandissimo professionista della provocazione.

La sensazione è che i radicali, su queste manifestazioni incivili di odio e intolleranza, ci stiano un po’ campando. Su quello, e sui cospicui fondi stanziati ancora una volta per la loro emittente radio, una presenza che Internet rende ogni anno più anacronistica. Però su Internet, si sa, c’è l’odio, ci sono quelli che ti infamano, ti linciano, ti sputano… nulla che non succedesse già ai tempi in cui Radio Radicale apriva i microfoni al pubblico, per la verità. Del resto chiunque viva e lavori un po’ su internet, ne conosce una delle più elementari norme di comportamento: Don’t Feed The Troll, non dare corda al commentatore violento, incivile e vigliacco. Proprio quel che invece Pannella & co. sembrano voler fare da qualche anno in qua, con comportamenti e messaggi che gridano a gran voce ‘sputateci addosso’: una paziente e deliberata opera di allevamento di troll. A che scopo? Beh, i troll tornano utili ogni volta che si serve dimostrare di essere una minoranza minacciata, e non una mini-lobby foraggiata e super-rappresentata in Parlamento.

Poi, dal momento che entro il 2013 si voterà con questa legge elettorale, e che i vertici attuali del PD non danno l’idea di voler comprare lo stesso pacco che si prese Veltroni… in un qualche modo bisogna proporsi alla concorrenza: senza però dare troppo l’aria di offrirsi al migliore offerente. Il giorno che Pannella e compagnia dovessero spiegare l’ennesimo, ormai prevedibile voltafaccia, la folla di linciatori anonimi di questi giorni tornerebbe loro molto utile: un modo per dire ‘Vedete, non siamo noi che ce ne siamo andati, erano loro che non ci sopportavano’. Vabbe’, diciamo che questa è solo una mia teoria. http://leonardo.blogspot.com

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