bersanirenzi

Il vero vincitore del dibattito

29 novembre 2012

C’è stato un momento, ieri sera, in cui credo che tutti abbiamo capito chi aveva vinto il dibattito. Alla fine di un break pubblicitario, quando davanti a noi si è materializzato all’improvviso Bruno Vespa, e con lui una carrellata di personaggi che sullo sfondo azzurrino di Porta a Porta non ci erano mai sembrati così esili, fragili, grigi: la Santanchè, Lupi, la Gelmini, persino la Meloni. La sigla era la solita da vent’anni a questa parte, l’immagine sembrava sbiadita come certe vhs che non abbiamo più tolto dallo scatolone dell’ultimo trasloco.

È stato quello il momento in cui abbiamo tutti capito chi aveva vinto il dibattito. Pochi secondi dopo abbiamo rivisto due candidati credibili alla presidenza del consiglio scambiarsi frecciate e battute cordiali. Non sembrava Rai1, non sembrava nessuna litigiosa tribuna televisiva di qualche anno o mese fa. Il dibattito lo ha vinto il PD, che non è mai stato così interessante, così vivace, così credibile. Qualunque sia il vincitore di queste primarie, il PD ne esce molto più forte di come ci era entrato.

Ha vinto Renzi? Dei due, Renzi era quello obbligato a vincere; giocava il match della vita e non lo ha giocato malissimo – ma non lo ha nemmeno stravinto, mi pare che Bersani si sia difeso bene. Lo sfidante ha insistito molto (troppo, secondo me – ma sono di parte) sugli errori commessi dalla sinistra negli ultimi vent’anni: un tema molto caro al suo zoccolo duro, e che può intercettare qualche consenso al centro e a destra (ammesso che poi vadano a votare); ma nemmeno lui probabilmente pensa di poter recuperare il 9% così. Viceversa, ha platealmente evitato di dire qualsiasi cosa di vendoliano: per sua esplicita ammissione, quei voti non gli interessano (d’altro canto negli ultimi giorni ha più volte segnalato la sua totale adesione alle proposte di Ichino, forse il modo più semplice di chiarire le idee ai vendoliani ancora indecisi). Ha persino ammesso che preferisce perderle, le primarie, se non riesce a far capire al Sud che è venuto “il momento della scossa”. Credo che l’affermazione abbia un senso più generale: piuttosto che fare concessioni e annacquare i suoi contenuti, Renzi queste primarie preferisce perderle.

Il 35% per un outsider è un ottimo risultato, destinato a migliorare al secondo turno.  Bersani è un avversario leale e forse Renzi si vede già leader di una robusta corrente di minoranza. Questo magari non è del tutto coerente con la tanto sbandierata vocazione maggioritaria, ma è l’opzione più realistica e anche più comoda – dal momento che chi vincerà e governerà si ritroverà nella situazione più delicata dal secondo dopoguerra. Io, lo ammetto, non credo che Renzi sia la persona più adatta per quell’incarico. Quel che è più interessante è che lo stesso Renzi non sembra tenerci più di tanto. http://leonardo-blogspot.com

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